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Giancarlo, il falegname

Giancarlo  

Da tempo guardavamo Giancarlo lavorare su altre barche e trasformare il loro aspetto. Abbiamo atteso con impazienza il nostro turno. Appena il freddo ha allentato la sua morsa i lavori per la sostituzione delle panche del pozzetto ha avuto inizio.
A Giorgio piace lavorare il legno ma non avendo un solido banco da lavoro, lo spazio, la macchina per tagliare le doghe e non avendo mai posato un pavimento in teak ha preferito affidarsi ad un falegname abituato a fare questo tipo di lavoro.
Giancarlo ha superato l’età della pensione da un po’, la sua salute non è ottima, ma non riesce a stare a casa a prendersi cura di sè. Soleva dire: “Il falegname è un lavoro da poveri, tanta fatica, poco guadagno!”.
Puntuale alle 8 di mattina saliva in pozzetto e non “alzava la testa” fino a mezzogiorno. Raramente un bicchier d’acqua, proprio ad insistere.
Calcoli su calcoli per decidere come tagliare il legno affinché il risultato finale fosse perfetto e armonioso alla vista. La notte gli portava spesso consiglio e al mattino seguente modificava il modo di procedere o proponeva nuove soluzioni.

Se una parte di lavoro poteva essere fatta da Giorgio, Giancarlo tornava più tardi o il giorno dopo, per non far lievitare le ore da retribuire. Massima onestà.

E’ stato un lavoro lungo, di pazienza e di attesa. Si devono rispettare i tempi chimici di essiccatura dei materiali per passare alla fase successiva.

Doghe corte, doghe lunghe, larghe e di qualche millimetro più strette c’era una bella confusione in pozzetto e il martello che, ad esempio, serviva si trovava sempre sotto.
L’hai nascosto tu, no l’hai usato tu un attimo fa, no ce l’hai tu, dammelo, non ce l’ho, allora dov’è, sei tu che sei disordinato e smemorato. Non passava giorno senza che si arrivasse a questo sproloquio. Purtroppo, in un momento di tensione, i toni si sono alzati troppo e un rapporto di reciproco rispetto si è incrinato. Peccato.

Un meritato grazie a Giancarlo che ci ha fatto partecipi della sua lunga esperienza e dei trucchi del mestiere e, quando vorrà “tornare a bordo”, sarà sempre il benvenuto.

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