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L'avvio dei lavori

  Erano i primi mesi del 2006, si pensava di ripristinare l'esistente in modo tale da andare in acqua per la fine dell'estate. Una revisione all'impianto elettrico, a quello idraulico, la verniciatura dello scafo. Le vele erano in ottimo stato, solo la randa doveva essere rifatta.
Si trattava, in primo luogo, di chiudere i circa mille fori sul ponte dopo che la copertura in teak era stata rimossa dai precedenti proprietari. Fori dei bulloni che tenevano il teak, ma che ora lasciavano passare acqua all’interno.
Francesco, l’amico artigiano che già aveva lavorato su Idefix, si era trasferito da Genova a Fiumaretta e trascorreva la settimana in barca a lavorare.

Per Giorgio non era ancora lavoro a tempo pieno, avendo contemporaneamente altri impegni.
L’acquisto della saldatrice a tig Mestriner con relativa bombola di gas argon, dal peso non indifferente, è stata una delle prime importanti spese. Con questa macchina si può saldare sia l'alluminio che l'acciaio inox e l'investimento sarà sicuramente ammortizzato dalle molte ore d'uso.

Tenuto conto che attorno alla barca non c’erano i ponteggi, issare sul ponte entrambe le cose ha richiesto la sistemazione di un paranchino ad opera di Francesco. Ogni soluzione trovata, dovendola realizzare con i mezzi a disposizione, dà una grande soddisfazione. Forse lo ripeteremo spesso nel descrivere le varie fasi dei lavori ma è ciò che è avvenuto. Agli specialisti molte cose sembreranno ovvie, ma per Giorgio, uomo di città, ex pubblicitario - seppur di buona manualità e ingegno - ogni soluzione richiede riflessione, prove e qualche imprecazione contro il fatto di non trovarsi in un vero cantiere con artigiani di tutte le specialità.
L’essere in un luogo sconosciuto, senza riferimenti di sorta ha il suo peso. Dove vado a comperare questo?

Per un certo periodo si è affidato alle conoscenze di Francesco che ha sempre lavorato a Genova, ma non era una via praticabile a lungo termine. Non si possono fare 200 km ogni volta che si ha bisogno di qualcosa di un po’ particolare! Interrompere il lavoro equivale a perdere intere giornate!
Si è perso il conto dei fori saldati; molti, moltissimi. Non solo quelli, ma anche molte aree di 10-15 cm corrose dalle correnti galvaniche che hanno lasciato indenne lo scafo ma si sono concentrate invece sul ponte.

Tagliate le lamiere ammalorate, abbiamo saldato nuove piastre di alluminio. Ora il ponte è perfetto, ma mai più lo copriremo col teak. E’ costoso, pesante e mantiene l’umidità sull’alluminio creando potenziali correnti.

Usando la saldatrice sul ponte è indispensabile controllare cosa c’è all’interno dello scafo e, togliere tutto quanto potrebbe incendiarsi con il calore della fusione (pannelli isolanti, doghe in legno, cavi elettrici, ecc.). Ben coscienti di questo pericolo e nonostante l’attenzione, una goccia di alluminio fuso è caduta sul mogano ben stagionato della cabina di poppa, l’unica veramente in perfetto stato, incendiandola. Il fuoco è stato domato in circa tre minuti con gli estintori, ma per il morale è stato un duro colpo. Di lavoro da fare ce n'era già tanto...

La barca ci ha forse richiesto una prova di fedeltà? Abbandonata da tempo e sfiorito il suo splendore voleva verificare la serietà delle nostre intenzioni?

Dicono che ogni barca ha un suo spirito, un folletto di nome Coboldo che risiede nell’albero maestro e al quale bisogna dare un tributo per farselo amico, altrimenti possono succedere cose spiacevoli...

Con questo pensiero nella mente, Giorgio si è messo pazientemente a ricostruire le pareti e i soffitti in mogano trovando anche il giusto mordente per ottenere superfici di colore uguale a quello di prima dell’incendio.

  Certi “inconvenienti” vanno archiviati al più presto altrimenti si rischia di farsi prendere dallo sconforto e ci si arena.
Probabilmente questo impegno è stato gradito dallo spiritello che, per ripagarci dei danni materiali, ci ha fatto trovare, in un angolino interno ad una doppia parete cui solo Giorgio con le sue braccia lunghissime poteva arrivare, un binocolo Steiner con bussola che da tempo volevamo acquistare e un erogatore subacqueo. Pace fatta, ma quando rimetteremo gli alberi, sotto ciascuno nasconderemo una monetina portafortuna, come vuole la tradizione degli antichi velieri.

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